Raoul Sforza ed il furore antico

Raoul Sforza ed il furore antico

Raoul Sforza ed il furore antico
Il riverbero delle fiamme esasperava la spigolosità e la durezza dei lineamenti del volto di Raoul.
Alcuni sostenevano che il suo viso aveva un che di antico, come quello di certi capitani di ventura dei secoli scorsi, una sorta di moderno Bartolomeo Colleoni.
Anche nei momenti di quiete, l’espressione del banchiere sembrava quella di un uomo per natura incline all’ira e al furore.
Tratto da I diavoli di Bargagli di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli Editori, 2022
Il banchiere di Milano, tra musica e buona cucina

Il banchiere di Milano, tra musica e buona cucina

Il banchiere di Milano, tra musica e buona cucina
Il banchiere si sedette a capotavola. Da una delle playlist del cellulare selezionò la musica che ritenne più adatta per accompagnare il pasto.
Le note del brano Eyes Without a Face di Billy Idol lo riportarono indietro negli anni, esattamente come la lettera che aveva ricevuto.
In questo caso, al 1983.
Lia gli servì una tartare di manzo, condita con quattro tuorli d’uovo, limone, senape e salsa Worcestershire.
Accompagnò il piatto con un calice di Fasti, un vino rosso corposo come piaceva a lui, prodotto dalla cantina Ponziani alle porte di Orvieto.
Tratto da I diavoli di Bargagli di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli Editori, 2022
25 aprile 1945. Nel ricordo del Comandante Bisagno

25 aprile 1945. Nel ricordo del Comandante Bisagno

25 aprile 1945. Nel ricordo del Comandante Bisagno

Ripensò poi con orgoglio al codice, scritto da “Bisagno” stesso e chiamato Codice di Cichero, al quale ci si doveva attenere per rimanere a combattere al suo fianco.

Poche regole, semplici ma fondamentali per dimostrarsi partigiani e non briganti: “In attività e nelle operazioni si eseguono gli ordini dei comandanti, ci sarà poi sempre un’assemblea per discuterne la condotta; il capo viene eletto dai compagni, è il primo nelle azioni più pericolose, l’ultimo nel ricevere il cibo e il vestiario, gli spetta il turno di guardia più faticoso; alla popolazione contadina si chiede, non si prende, e possibilmente si paga o si ricambia quel che si riceve; non si importunano le donne; non si bestemmia”.

Tratto da I diavoli di Bargagli di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli Editori, 2022

 

 

I diavoli di Bargagli/ Il banchiere e la passione per i revolver

I diavoli di Bargagli/ Il banchiere e la passione per i revolver

I diavoli di Bargagli/ Il banchiere e la passione per i revolver

«Non c’è niente da fare, gli americani sono i migliori produttori di revolver da sempre. Non a caso li hanno inventati loro, anche se per esattezza la prima pistola a tamburo fu inventata in Sardegna nel 1833 da tale Francesco Antonio Broccu. Lo sapevate?» domandò loro con estrema naturalezza.

Non giunse risposta perché non gliene diede il tempo. Era sicuro che non se ne intendessero, né di armi, né di storia.

«Sì, il revolver nasce in Sardegna, per la precisione a Gadoni, ma fu Samuel Colt, mi pare tre anni dopo, a depositare il brevetto della sua prima pistola a tamburo, quella che poi fu la capostipite di tante armi eccellenti. Questa è la dimostrazione che oltre alla bravura occorrono astuzia e lungimiranza» dichiarò, aggiungendo: «doti delle quali voi siete decisamente sprovvisti».

Prima di rimettere il tamburo nella sua sede lo fece girare, poi con un movimento del polso lo fece rientrare in posizione di modo che premendo il grilletto l’arma sparasse. Subito dopo riprese la parola. Villa e Stucchi assistevano impietriti, mentre nelle loro menti si affacciava il terrore allo stato puro. Raoul si alzò nuovamente, lasciando volutamente la pistola appoggiata sul divano. Non temeva che uno dei due potesse impossessarsene. Erano come paralizzati, incapaci di ogni reazione. La sola vista dell’arma li annichiliva, offuscandone la mente.

Tratto da I diavoli di Bargagli di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli Editori, 2022

 

I diavoli di Bargagli è un libro sul cosiddetto Mostro di Bargagli?

I diavoli di Bargagli è un libro sul cosiddetto Mostro di Bargagli?

I diavoli di Bargagli è un libro sul cosiddetto Mostro di Bargagli?

La domanda mi è stata posta fin dalla prima volta che in cui ho annunciato il titolo del libro:

“Ne I diavoli di Bargagli si parla del mostro di Bargagli?”.

La risposta è semplice, ma merita certamente di essere circostanziata. La vicenda del mostro di Bargagli è presente, seppur adattata e romanzata. Non poteva che essere diversamente, considerato che il protagonista del romanzo, il banchiere milanese Raoul Sforza, si imbatte della storia del cosiddetto “mostro” non per caso, ma per far luce su un episodio particolarmente doloroso del proprio passato che lo porta proprio a Bargagli, sui luoghi della nota vicenda di cronaca.

I diavoli di Bargagli è un noir; non è un romanzo storico sul mostro di Bargagli e tantomeno ho voluto in qualche modo cercare di dare una risposta al mistero del mostro. Certamente il lettore particolarmente curioso, dopo la lettura de I diavoli di Bargagli, difficilmente non proverà interesse e curiosità per la vicenda di cronaca vera e propria che potrà approfondire attraverso le lettura di libri e articoli.

«Una storia come quella del mostro di Bargagli non può non appassionare la gente. Tanto più se i fatti riguardano i luoghi in cui sono cresciuto e che conosco come le mie tasche» ribatté Diego.

«Magari questa volta il cosiddetto mostro, come ti ostini a chiamarlo, potrebbe anche non entrarci. Dall’ultimo omicidio, quello del 1984, sono passati più di trent’anni. Non credi che potrebbe essere morto e che stavolta si tratti di qualcos’altro?» gli fece notare la ristoratrice, che evidentemente conosceva bene la vicenda in questione.

«No. Il mio istinto mi dice che il mostro è tornato. Russo lo conoscevo, anche se non come avrei voluto. Anni fa, se ricordi, ti parlai di una serie di lettere anonime che ricevetti quando avevo pubblicato il libro sul mostro. In una di queste si diceva che lui avesse fatto parte, durante la guerra, della cosiddetta “banda dei vitelli”. Quelle poche volte che cercai di andare sull’argomento con lui, si dimostrò sempre chiuso, ostinato a negare tutto. Per dirla tutta, mi mandò al diavolo» ricordò Diego tornando con la memoria ad alcuni anni prima.

Tratto da I diavoli di Bargagli di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli Editori, 2022